Direttore Federazione Carta e Grafica e Assocarta
Il quadro normativo europeo è chiaro: Eudr e Ppwr affrontano rinnovabilità e riciclo per la filiera della carta. L’Eudr impone di verificare che le materie prime non provengano da aree a deforestazione. Cruciale per l’Italia, legata alle importazioni extraeuropee. Il Ppwr enfatizza la riciclabilità, dove la carta eccelle per sostenibilità naturale. In Italia, la filiera del riciclo è integrata e la raccolta efficiente: superiamo già il 90%, anticipando l’85% al 2030.
"La carta è eccellente per sostenibilità naturale"
Il nostro obiettivo è realizzare prodotti e imballi funzionali al 100% con materie prime riciclate. Oltre ai benefici ambientali, nel saturo mercato “tissue” del settore carta, il riciclo è un incentivo competitivo sui prezzi.
Le fibre in pura cellulosa, quasi solo estere, crescono costantemente da mesi; la carta riciclata, pur con resa inferiore, riduce i costi produttivi grazie a logistica locale e approvvigionamento vicino.
"Garantiamo un prodotto funzionale utilizzando materie prime riciclate"
CFO
Paperdi
R&D Packaging Manager
Conserve Italia
Siamo già conformi al Ppwr: bottiglie Yoga per Retail al 50% RPET, altre al 30%. Potremmo arrivare al 100%, ma la filiera riciclo non regge la domanda diffusa. Useremmo riciclato sempre, se reperibile in quantità adeguate e prezzi sostenibili.
Nell’imballaggio da trasporto, il riciclato è meno robusto del vergine: serve più spessore e materiale. La carta pesa di più della plastica, alzando costi logistici se sostituisce film plastici con cartoni.
Sfida: bilanciare norme, domanda Gdo (spesso oltre i cogenti su riciclato e sostanze), funzionalità. Questo spinge soluzioni innovative, più costose. Fortuna: Gdo comprende sempre più i limiti reali.
"La sostenibilità ci sta tutti stimolando a crescere"
La sostenibilità dell’imballaggio è un percorso che sviluppiamo da tempo, ma non semplice. Negli ultimi anni, test con soluzioni compostabili non soddisfano pienamente le esigenze con le tecnologie attuali sul mercato. Seguiamo le indicazioni Ppwr, incrementando carta, cartone e plastiche riciclate, valutando l’evoluzione normativa. L’ecodesign è leva strategica: clienti Gdo e importatori esigono packaging più piccolo, personalizzato, con materiali compostabili o riciclati. Non tutto applicabile a mele o piccoli frutti. Con fornitori, lavoriamo a soluzioni, tra cui un bollino compostabile resistente a lavorazioni in acqua e conservazione in cella, in sostituzione dell’attuale per le mele.
"Le differenti referenze di packaging continuano ad aumentare"
Responsabile Acquisti
Melinda
Responsabile area ricerca e sviluppo
Comieco
Il Ppwr introduce il concetto di “Design for Recycling”, indicando per tutti gli imballaggi l’obbligo di riciclabilità dal 2030.
Ci sono già diverse linee guida per soddisfare la richiesta: monomaterialità, introduzione di barriere negli imballaggi compositi che mantengano la riciclabilità della fibra prevalente, con riduzione del materiale utilizzato a parità di prestazione e riutilizzo.
Ci sono strumenti volontari come la metodologia italiana di valutazione della riciclabilità nella carta Aticelca 501 che molte imprese usano proprio come risorsa per identificare aree di miglioramento e possibile innovazione del packaging perché forniscono preziose indicazioni sul livello di riciclabilità di un imballaggio in carta e sull’ottimizzazione delle prestazioni.
"Disponibili metodologie che forniscono indicazioni preziose"
I nostri pack sono prestazionali in termini di conservazione, riciclabili e in linea con le normative. Tuttavia, il Ppwr ci pone di fronte grandi sfide. Articoli come il 25 impattano su food service e HoReCa: abbiamo fatto un lavoro di advocacy per contrastare il “ban” che inizialmente penalizzava alcune soluzioni in carta ad alta riciclabilità.
Con McDonald’s Italia, abbiamo sviluppato un efficiente modello di separazione e raccolta in punto vendita, basato su riduzione della plastica e riprogettazione degli imballaggi in carta, che coinvolge direttamente il ristoratore e il consumatore finale.
Il tasso di raccolta differenziata conseguita negli usi di sala nei ristoranti McDonald’s può superare l’80% per i prodotti cartacei (inclusi i tovaglioli) e il 90% per i contenitori.
"Un pack ben progettato riduce anche lo spreco alimentare"
Direttore R&D e sostenibilità
Seda Group
CEO
Smurfit Westrock Italia
Esaurita la sua funzione, l’imballo diventa un rifiuto e, come tale, va gestito al meglio. Da qui la nostra strategia “Better Planet Packaging”. Il futuro per noi è il packaging a base carta che, smaltito correttamente, biodegrada in tempi rapidi.
Abbiamo nel tempo sviluppato soluzioni all’avanguardia: per esempio, la nostra soluzione TopClick in cartone ondulato che può sostituire i tradizionali anelli in plastica per i multipack di lattine. Oppure la Thermal Box-in-Box, una scatola al 100% in carta che mantiene la temperatura in maniera naturale.
Crediamo anche che la durata residua del packaging debba essere direttamente proporzionale alla durata d’uso del prodotto che contiene.
"Senza il pack, qualunque esso sia, l'economia non può funzionare"
Le nostre confezioni già ora soddisfano o addirittura superano i target relativi alla composizione: per il packaging primario e secondario da anni siamo orientati alla carta riciclata e utilizziamo dal 50% al 100% di plastica riciclata.
Dobbiamo invece lavorare sui volumi: i flaconi di detersivo hanno un manico che è funzionale al trasporto e all’utilizzo, ma compromette la quota massima di vuoti prevista dal Ppwr.
Trovare una soluzione sarà una questione di design, ma anche di visione.
Altro punto di attenzione: il fine vita. Bisogna progettare il pack nell’ottica del suo smaltimento, ma si possono anche considerare soluzioni innovative come le etichette “digital watermark” che, applicate sul pack, ne permettono la separazione in automatico lungo linee di riciclaggio dotate di appositi lettori.
"Le esigenze del consumatore sono alla base delle nostre scelte"
Packaging Manager
Henkel
Responsabile sostenibilità
Italmark
Negli ultimi anni siamo passati dal polistirolo espanso al rPET per le vaschette di carne e pesce. Privilegiamo materiali riciclati e riciclabili. Evitiamo quanto più possibile overpack e materiali accoppiati.
Scegliamo di volta in volta il materiale più adatto al prodotto, tenendo conto anche della sua effettiva riciclabilità.
Inoltre, teniamo d’occhio l’evoluzione tecnologica: come i polimeri fatti con le alghe. Nella pratica le alghe sono già utilizzate, per esempio per i coating di alcuni materiali barriera negli imballi di carta e cartone a uso alimentare. Si sta lavorando su soluzioni anche per sostituire le plastiche rigide e trovare ulteriori applicazioni, ma il processo è lungo e complesso.
"Nella scelta dei materiali bisogna ben ponderare uso e riciclabilità"
Le aziende protagoniste del Pack Sustainability Circle







Il quadro normativo europeo è chiaro: Eudr e Ppwr affrontano rinnovabilità e riciclo per la filiera della carta. L’Eudr impone di verificare che le materie prime non provengano da aree a deforestazione. Cruciale per l’Italia, legata alle importazioni extraeuropee. Il Ppwr enfatizza la riciclabilità, dove la carta eccelle per sostenibilità naturale. In Italia, la filiera del riciclo è integrata e la raccolta efficiente: superiamo già il 90%, anticipando l’85% al 2030.
Il riciclo è un’opportunità ambientale, per l’economia circolare e un approvvigionamento migliore.
Per un’Italia e un’Europa manifatturiere, dipendenti da materie estere, è politica industriale strategica.
Il Ppwr introduce il concetto di “Design for Recycling”, indicando per tutti gli imballaggi l’obbligo di riciclabilità dal 2030.
Ci sono già diverse linee guida per soddisfare la richiesta: monomaterialità, introduzione di barriere negli imballaggi compositi che mantengano la riciclabilità della fibra prevalente, con riduzione del materiale utilizzato a parità di prestazione e riutilizzo.
Ci sono strumenti volontari come la metodologia italiana di valutazione della riciclabilità nella carta Aticelca 501 che molte imprese usano proprio come risorsa per identificare aree di miglioramento e possibile innovazione del packaging perché forniscono preziose indicazioni sul livello di riciclabilità di un imballaggio in carta e sull’ottimizzazione delle prestazioni.
Non basta un produttore che recuperi e ricondizioni l’imballaggio, occorre che altri soggetti garantiscano il ritiro del materiale usato e per questo serve, oltre alla disponibilità, un’impegnativa gestione ad hoc.
Il mercato si sta adeguando alla Ppwr. L’evoluzione è però discontinua.
Molte aziende si sono attivate prima ancora che il regolamento europeo entrasse in vigore e non avranno difficoltà a centrare gli obiettivi nei tempi stabiliti.
Altre invece, non per miopia ma più spesso per vincoli tecnici oppure operativi, procedono più lentamente.
Il packaging oggi è uno specchio fedele della cultura progettuale d’impresa: in parte evoluta, in parte bloccata in approcci convenzionali.
Le nuove generazioni e i nuovi codici sociali rappresentano una sfida, ma anche un’opportunità concreta di innovazione competitiva.
La sostenibilità è sempre più parte dello storytelling, a prescindere da quanto sia effettivamente incorporata nel ciclo produttivo.
L’attività di ricerca e sviluppo nel settore del packaging ha infatti di fronte a sé diverse sfide cruciali. La prima è riuscire ad assorbire nella progettazione degli imballaggi, primari e non, gli imperativi di riciclabilità, rinnovabilità ed ecodesign, definiti dai più recenti regolamenti europei.
Durante la discussione, è emersa con forza l’esigenza di raggiungere un equilibrio tra questi vincoli e le naturali esigenze funzionali e prestazionali del prodotto in termini di shelf-life, logistica e, naturalmente, l’esperienza del consumatore.
La via da seguire è quella di un approccio olistico, che consideri il packaging a tutto tondo e nel suo intero ciclo di vita, dalla selezione dei materiali allo smaltimento finale.
Approfondisci i contenuti e le evidenze emerse dal Gruppo di Lavoro.
Per informazioni
Giusy Barrese
Project Manager